ERMES BERTON IL PREPARATORE DEI PORTIERI

Riflettori puntati su Ermes Berton, preparatore portieri della Prima squadra
GRUPPO FANTASTICO, SODDISFATTO DI ESSERE QUI
 
Entusiasmo, serenità e tanta voglia di fare, anzi di fare bene. Ermes Berton, da quest’anno preparatore dei portieri alla Caronnese, non nasconde la sua soddisfazione di essere parte di questo gruppo “fantastico”, che ha alla spalle una società “completa, con persone capaci”. Nel suo passato tante esperienze, tra cui il settore giovanile dell’Inter che ha rappresentato una tappa fondamentale del suo percorso. La crescita dei giovani è per lui un obiettivo e una passione, come testimoniano la nascita della sua Scuola Calcio per portieri e il suo libro, scritto con Franco Berna, dedicato ai più piccoli. E alla Caronnese ha trovato quindi terreno fertile anche su questo aspetto, da sempre nel DNA dei colori rossoblu.
 
Primo anno alla Caronnese, come è arrivata e come è iniziata questa avventura?
Ho conosciuto mister Roberto Gatti due anni fa, in una parentesi a Legnano, siamo sempre rimasti in contatto – anche a livello di amicizia – e mi aveva detto che se avesse avuto l’occasione giusta mi avrebbe chiamato a lavorare con lui. Gli è arrivata la richiesta della Caronnese e mi ha subito contattato. Per me è stato molto importante, anche perchè arrivavo da una stagione negativa e difficile al Varese Calcio. Con la Caronnese sono tornato in una categoria semi professionistica, in una grande società, con giocatori di buon livello.
E che società ha trovato a Caronno? Come si trova?
La Caronnese è una società completa, molto ordinata, che sa cosa vuole e con tante persone capaci. Ovviamente si vuole fare un salto di qualità, nell’arco di uno-due anni. Forse dobbiamo solo riuscire ad avere più entusiasmo da parte del paese e dei suoi tifosi. Sono davvero contento di essere entrato alla Caronnese, ogni giorno metto tutto me stesso in quello che faccio. Ho trovato veramente la serenità, una società dove posso lavorare seriamente e con tranquillità, anche grazie all’allenatore. Ho bisogno del giusto tempo per poter allenare i portieri, questo Gatti lo capisce e mi mette a disposizione quello di cui ho bisogno. Mi sento supportato, si lavora bene e i risultati ci stanno dando ragione. Vogliamo continuare così, sono veramente soddisfatto.
Il suo CV vanta tantissime esperienze, anche nel settore giovanile dell’Inter. Dove ha costruito di più la sua carriera?
Diciamo proprio all’Inter. Ho fatto quasi tutta la trafila del settore giovanile, mi sono confrontato con Castellini – ex portiere – e lì ho trovato una collaborazione importante, con supporto e utili consigli. Mi sono trovato molto bene in quegli anni, c’era anche Beppe Baresi. La mia vera esperienza l’ho fatta lì, l’Inter mi ha dato la possibilità di viaggiare, dalla Cina all’America, e questo mi ha permesso di vivere esperienze di calcio estero e mi sono formato tanto. Ci ho messo anima e corpo.
 
C’è un personaggio, portiere o allenatore, del passato o di oggi, a cui si è ispirato in carriera?
Per quanto riguarda i miei colleghi non ho un esempio specifico. Amo prendere esempio da tutti, mi guardo attorno, mi documento, ho anche una scuola portieri. Non guardo solo nel mio orticello, traggo tanto dagli altri e sono anche molto inventivo. Se mi dai un cono riesco a farti anche 20 esercizi, riesco a diversificare molto la routine di allenamento. Sono molto creativo e questa è sicuramente la mia caratteristica. Mi piacciono in particolare alcuni allenatori con cui ho collaborato, uno di questi è proprio Roberto Gatti. Lo ammiro per la sua capacità di comunicare con la squadra, vedo nella faccia dei ragazzi sempre grande attenzione, assorbono il suo linguaggio.
 
Parliamo della Caronnese. Cosa ha portato ai portieri con il suo lavoro? 
Io instauro subito un rapporto di padre-figlio, di amicizia e fiducia, almeno fino a quando capisco di poterlo fare. E’ 25 anni che faccio il preparatore dei portieri e questa è la mia metodologia di approccio all’allenamento. Cerco di entrare in questi ragazzi. Qui alla Caronnese ho due portieri molto diversi caratterialmente, quasi agli apposti. Come l’acqua e il vino. Sono contento di entrambi, mi piace dedicare il mio tempo per crescerli e spero di dare un tassello importante della mia esperienza per il loro percorso di carriera.
 
Parlando di tutta la squadra, come sono questi ragazzi?  
Ho solo una parola: fantastici. Alleno da tanti anni e questo è uno dei gruppi più belli che ho visto, come spogliatoio. Mi diverto, vado all’allenamento contento perché so che lavoro ogni giorno con dei ragazzi fantastici. E’ stato fatto un mix meraviglioso, bravi giocatori e ragazzi educati. Seguono gli allenamenti, si impegnano. E questo ci sta portando a raccogliere buoni risultati.
Un libro per giovani portieri, una Scuola Calcio per puntare sulla crescita. Investe molto sui giovani….
Il libro (ndr Le mani sulla palla. Progetto di allenamento per i portieri di calcio dagli 8 ai 16 anni) è nato dall’idea – insieme a Franco Berna – di raccontare anche il mondo dei più piccoli. Mi sono sempre documentato leggendo libri di scrittori o giocatori e ho sempre trovato soltanto approfondimenti per adulti. Mi sono chiesto perché non ci fosse un libro che raccontasse gli inizi di questo ruolo, fin da bambini. Ho chiesto aiuto a Berna, che è anche un insegnante, e ci siamo buttati in questa avventura. Un progetto faticoso, ci abbiamo impiegato tre anni, ma spero davvero di aver dato un piccolo contributo a chi si approccia  a questo ruolo. Credo molto nella crescita dei giovani e ho ritrovato questa filosofia anche alla Caronnese.  Mi piace pensare di dare il mio contributo a quei giovani che hanno voglia di crescere, per questo quattro anni fa ho anche aperto una Scuola Calcio per portieri.
Ilenia Moracci

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