L’ALLENATORE DELLA JUNIORES NAZIONALE

Parola a Luisito Campisi, il nuovo mister alla guida della Juniores Nazionale

NUOVA STAGIONE, IMPORTANTI OBIETTIVI PER I CADETTI ROSSOBLU

Il nuovo allenatore ci racconta il suo progetto, in stretta collaborazione con la Prima squadra

 

Come primo articolo della stagione ho pensato di dare spazio a una delle più importanti novità della campagna acquisti estiva del club Rossoblu. Non sto parlando di prima squadra e di calciatori, ma del nuovo Mister che siederà sulla panchina degli JUNIORES NAZIONALI, Luisito Campisi, come molti sanno, giocatore dal più che rispettabile curriculum e come si legge sul sito della società, vecchia conoscenza della Caronnese. Molteplici i riconoscimenti che lo accompagnano, ma al di là di questo, ho voluto avvicinarlo per conoscerlo meglio, ora che il campionato non è ancora iniziato…insomma anche per sondare un po’ il terreno in previsione di quelli che saranno gli appuntamenti della stagione alle porte.

Iniziamo con una domanda che mira ad inquadrarlo anche come persona …
“Tre aggettivi per definirti…non solo come allenatore”_ “Come persona tanto quanto come allenatore, mi reputo ambizioso, determinato e consapevole delle mie qualità, mantenendo sempre tanta umiltà che mi permette di essere sempre pronto ad apprendere nuovi insegnamenti e nozioni. Sono sempre alla ricerca del miglioramento, perché il calcio é in continua evoluzione e quindi l’aggiornamento e l’apertura a nuovi metodi diventano indispensabili, senza venir meno al mio credo e alla mia filosofia”.

Da subito determinazione e sicurezza emergono da questa stessa chiacchierata.

“Quali caratteristiche reputi indispensabili in un tuo giocatore?” _ “Un giocatore per me deve avere due qualità fondamentali: quella umana, che comprende la voglia di mettersi sempre in gioco, per imparare e migliorarsi di continuo e quindi UMILTÀ, e la QUALITÀ in sè, indispensabile per giocare a calcio, nell’ottica di farlo diventare una professione. Insomma se hai cuore, testa e piede, diventi più facilmente allenabile per qualsiasi allenatore”. “In una categoria come la Juniores, dove i protagonisti sono giocatori di 17/18 anni, la difficoltà primaria è quella di far capire a questi ragazzi che nell’ arco di una/due stagioni si giocano tutto, e quindi il loro futuro da calciatori. Attraversano un momento di crescita, quindi tanti problemi possono insediarsi nella loro testa, a casa, a scuola, con la ragazza. La bravura di un allenatore è nel saper entrargli in testa e capire il modo più opportuno per interagire con loro; ognuno è diverso, quindi psicologicamente bisogna essere molto bravi a “saperli prendere”. Se entri nella loro sfera, so per esperienza che a quel punto il ragazzo ti dà l’anima, viceversa rischi di perderlo. È una fase delicata, si è educatori prima che allenatori”.

L’attenzione allo spogliatoio emerge come una delle priorità del mister e questo ci fa capire il lavoro a 360° che fa e che gli aspetta.

Gli chiedo il suo rapporto ad oggi con Caronno e la Caronnese: “Caronno è una delle piazze più importanti nel panorama dilettantistico in Lombardia. Una società direi storica in questa categoria. Chi vi approda sa che ha una responsabilità, una maglia che comporta un codice etico e di comportamento importanti. Per un giovane è fondamentale capire che potrebbe rappresentare un vero e proprio trampolino di lancio, soprattutto dopo il taglio della serie C2, la D è diventata a tutti gli effetti la 4° serie, il salto nei professionisti ora è diventato più veloce. Quando giocavo qui, mi ricordo Moreo e Lanini, miei ex compagni, che dopo l’avventura in rossoblu sono andati a giocare in una categoria superiore, a testimonianza che la visibilità qui è molta. Parlando di Campionato..al momento non ho molti elementi per fare pronostici. La Juniores è una categoria dove la qualità delle squadre può cambiare ogni anno. Inoltre ci sono tante società che hanno politiche diverse: chi la utilizza come bacino per far crescere giovani e prepararli per la prima squadra, come il nostro caso, chi la riempie di giocatori di annate più vecchie, fuori quota, o centro di recupero per giocatori che scendono dalla prima squadra perché rientrano da infortuni o trovano poco spazio. Per me l’obiettivo è migliorare il bagaglio umano, tecnico e tattico dei giocatori che ho in rosa. Se Mister Gatti viene a pescare dalla Juniores  2 o 3 giocatori per far parte della prima squadra , quello per me sarà il vero successo. Il miglioramento del singolo di solito rispecchia il miglioramento della squadra, e di conseguenza dei risultati”.

Prendo spunto da alcune sue parole per un’ultima domanda: “Come pensi di portare avanti il progetto di stretta collaborazione con la prima Squadra?” _ “Grazie all’appoggio della dirigenza, fin dal mio arrivo si è creata una forte coesione ed unione di intenti…e si è maturata la convinzione che investire a favore della società vuol dire investire sulla crescita interna del giovane giocatore. Per fare questo mi sono messo a totale disposizione di mister Gatti, tanto che ho seguito quasi tutto il ritiro della prima squadra per osservare da vicino il metodo di allenamento. La comunicazione tra noi è lo strumento ufficiale per far decollare questo progetto e per far sì che la Juniores diventi un prezioso bacino di “gioco”. A facilitare ulteriormente il progetto il fatto che si condivida anche lo stesso campo, spogliatoio ..non è poca cosa infatti che in questo modo i ragazzi entrino in contatto tra loro”.

Grazie della bella chiacchierata a Mister Campisi a cui facciamo un grosso in bocca al lupo per questa nuova avventura.

Chiara Gianazza

 

 

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