CARLO PRELLI, IL VICE DELLA PRIMA SQUADRA

Abbiamo il piacere di conoscere più da vicino il Mister in seconda della prima squadra, Carlo Prelli.
Il suo curriculum parla da solo, ma approfittiamo comunque della sua disponibilità per andare oltre la sua brillante carriera calcistica e approfondire altri aspetti del suo attuale ruolo.
Partiamo proprio dall’esperienza con la Caronnese

Cosa pensi abbia bisogno la squadra quest’anno da parte tua per migliorarsi ed essere competitiva? Quale sarà il tuo contributo tecnico e umano?
Sicuramente qui a Caronno ho trovato un ambiente serio, con persone valide ed ambiziose; questo aspetto è già di per se stimolante, poi se aggiungiamo che per me le persone fanno la differenza ho trovato un ambiente sano e famigliare dove lavorare in modo professionale e questo è un punto saldo di chi vuole costruire qualcosa di importante che va al di là dei risultati.
La squadra fino ad ora ha dimostrato di essere molto competitiva e di avere equilibrio in ogni reparto, ma il lavoro da fare deve essere quotidiano per affinare sempre di più sia le dinamiche di gioco che l’affiatamento tra i giocatori stessi. Ci aspetta un bel lavoro e a mio parere non c’è nulla di più stimolante di questo. Per quanto mi riguarda il contributo che posso dare è quello di coadiuvare il Mister nel lavoro sul campo e mettere i ragazzi nelle condizioni psico-fisiche migliori per lavorare bene e serenamente.

Vedendo dall’esterno la squadra, cosa pensi sia mancato loro negli anni passati per non arrivare all’apice e fare il famoso salto di qualità?

Non sono abituato a parlare di situazioni che non ho vissuto: vedendo ora credo non sia mancato nulla. Mi allaccio alle parole di Julio Velasco che dice che “l’errore fa parte del processo di apprendimento” quindi nel caso in cui sia stato commesso qualche errore è giusto che sia stato così perché è servito per migliorarsi e crescere.

Cosa ti manca del calcio giocato?
Devo essere sincero? Nulla, non voglio essere ipocrita, fare il calciatore è molto bello, vivere il gruppo, condividere con i compagni le vittorie, le sconfitte, gli allenamenti, la spensieratezza del giocare, tutto molto bello; ora però mi piace quello che faccio e lo vivo a 360°. Le dinamiche da allenatore sono diverse mi stanno dando tanto e mi permettono di crescere.

Cosa è per te il calcio ora? Visto che hai anche ideato un sito per tecniche di allenamento, penso non sia lavoro ma vera e pura passione, vero?
Hai detto bene, la differenza la fa la passione, il calcio per me è uno strumento per crescere sotto tutti i punti vista, posso dire che fino ad ora è stato la mia vita visto che sono più di 30 anni che lo pratico, ma la cosa bella è che non mi ha mai stancato e non mi stanca. Chiaramente ci sono stati e ci saranno dei momenti difficili come in tutti gli ambiti lavorativi, ma devono essere uno stimolo in più per andare avanti. Il mio sito (ncfootballcoaching.wordpress.com) è semplicemente uno strumento di aggregazione, dove tra amici ci troviamo a parlare di calcio; passione condivisa con un gruppo, quello di N.C. Football Coaching (Cardani, Magrin, Caccianiga e Moretti).

Nel corso degli anni, come ogni lavoro, penso sia fondamentale aggiornarsi, è così anche nel calcio? Dove vedi i maggiori cambiamenti?
Assolutamente fondamentale l’aggiornamento, che non è solo fare corsi, leggere o approfondire metodologie tecniche o psicologiche, è fondamentale muoversi ed andare a vedere le partite, gli allenamenti, i giocatori, le squadre. E’ necessario dedicare del tempo al proprio lavoro ed alla propria crescita. Cambiamenti ne ho visti tanti, io stesso sono un fautore delle innovazioni, del nuovo e delle nuove metodologie purché siano funzionali alla crescita della squadra. Nel mio piccolo ogni giorno cerco di fare il mio lavoro con umiltà e semplicità per tramettere le mie idee ai miei giocatori e condividerle con loro nel modo migliore.

Passiamo ora alla sfera più personale: Come ti definisci come persona? E come calciatore? E come allenatore? I tre livelli coincidono?
Penso che gli aggettivi più consoni per me siano ‘semplice’ come persona; come calciatore utilizzo il soprannome che mi davano ai tempi ovvero ‘torello’ e come allenatore mi piace definirmi ‘uomo da campo’. Sicuramente coincidono persona e allenatore; devo invece ammettere che come calciatore, in campo mi trasformavo diventando un’altra persona. C’è però un
unico filo conduttore che fa parte del mio modo di essere: ‘non mollare mai’!

Ancora un grazie a Carlo per averci concesso il suo tempo e per le risposte che dimostrano grande attaccamento alla sua professione.
Persona semplice,umile, passionale…uno di noi!
Chiara Gianazza

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